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BB KING PARLA DI SRV
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SPECIALE:
STEVIE RAY VAUGHAN / BB KING PARLA DI SRV
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KING PARLA DI SRV Di tutti i bluesmen bianchi, quello che veramente si è guadagnato un posto speciale nel mio cuore è stato Stevie Ray Vaughan, al quale volevo davvero bene. Stevie venne fuori allinizio degli anni ottanta, subito dopo la precoce e tragica morte di Mike Bloomfield. Ricordo di aver pensato che si trattava di un altro ragazzo bianco tirato su a blues nero che avrebbe mantenuta viva la fiamma, ma lui fece molto di più; con le proprie strabilianti doti tecniche e con la propria anima sincera e spontanea divenne il chitarrista più bravo e anche audace della propria generazione, una superstar con il potenziale di un Elvis, che avrebbe potuto fare per il blues quello che Presley fece per il rock n roll. |
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| Quando
suo fratello Jimmy, anche lui bravissimo, ci presentò, Stevie
disse: B.B., mi sembra di conoscerti da una vita.
Mi trattava come un figlio tratterebbe il padre, e io arrivai al
punto di volergli tanto bene quanto ne avevo voluto a Mike Bloomfield;
in effetti, quei due erano miei figli, ragazzi che non solo avevano
appreso la mia arte, ma lavevano portata a un livello più
elevato. Sapevano suonare qualsiasi cosa sapessi suonare io, e con
un sacco di altre cose; soprattutto, però, introdussero il
blues a tutta una nuova generazione di fan: insomma, diffusero il
verbo del blues molto più ampiamente di quanto sarei stato
in grado di fare io stesso. Quando, nel 1990, Stevie morì precipitando con il proprio elicottero, ne fui più che addolorato: mi sentii come se avessi perso una parte di me stesso. Il mondo aveva perso luomo destinato a diventare il più grande chitarrista nella storia del blues; sento ancora la sua mancanza, come sento quella di Mike, e vorrei che entrambi avessero vissuto una vita lunga e felice, ricca di soddisfazioni. Tratto dallautobiografia Il blues intorno a me, BB King, David Ritz, Feltrinelli, Milano 2003 |
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