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IN STEP
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STEP Lultimo album in studio di Stevie Ray Vaughan insieme ai Double Trouble, In step, risale al 1989 ed arriva dopo lo sfolgorante Live alive! del 1986, testimonianza della vita on the road vissuta fino a quel momento dalla band, e soprattutto dopo un periodo particolarmente difficile per SRV. Le vicissitudini che lo portarono al collasso per abuso di droghe e superalcolici, seguite da un duro percorso di disintossicazione, segnarono un profondo mutamento nella vita del chitarrista, il quale dichiarò che In step è il primo disco che abbia registrato da sobrio, e mi faceva paura andare in studio senza essermi fatto un goccetto (spezzone di intervista apparsa sulla rivista Guitar world e riportato nelle note di copertina dellalbum). |
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| Ma
il cambiamento, in meglio, si avverte già dalle prime note
del disco: il sound è più pieno e sincero, la verve
compositiva assolutamente intensa (sia come testi che a livello
musicale), il groove accattivante e ottima la varietà dei
pezzi. Si parte con lo scatenato rocknroll di The house is rockin, due minuti e ventiquattro secondi in cui si avverte uno spirito leggero racchiuso in sonorità intense e potenti come raramente avevamo sentito in precedenza da SRV quello che dallapertura sembra essere un lavoro promettente, si conferma tale ascoltando le successive due tracce: Crossfire, composizione originale dei Double Trouble, è un bel pezzo rock, lascia ampio spazio alla grintosa chitarra di Stevie Ray, che anche nella successiva Tightrope (pezzo autobiografico riguardante le peripezie del cantante) dimostra come chi la imbraccia sia veramente in forma strepitosa. Due cover per proseguire: Let me love you baby, classico blues in dodici battute di Willie Dixon, e soprattutto una versione mozzafiato di Leave my girl alone, originariamente di Buddy Guy, in cui la voce di SRV è letteralmente spaventosa, e dalle corde infuocate della sua strato escono note tirate fino allesasperazione, comunicando un pathos ed un vigore che raggiungono i livelli di Texas flood. Dopo un pezzo del genere, si avverte veramente il bisogno dellormai consolidato break strumentale, che puntualmente arriva con la sincopata e godibile Travis walk, la quale a sua volta precede lintrospettiva Wall of denial, altra dimostrazione della maturazione artistica ed umana di Stevie Ray Vaughan. Lo spensierato rocknroll di Scratch-n-sniff alza nuovamente il ritmo, che si mantiene elevato anche nella penultima traccia dellalbum, la fantastica Love me darlin che Stevie Ray e i Double Trouble rispolverano direttamente dal repertorio di uno dei più grandi bluesmen di sempre, lo strepitoso screamer Howlin Wolf. Il finale, quasi una consuetudine per gli album di questo meraviglioso artista, è un tiro ad effetto piazzato allincrocio dei pali: la sorprendente Riviera paradise, pezzo strumentale di ben nove minuti di durata, ha delle sonorità che spaziano dal blues al jazz alla fusion, e crea unatmosfera paragonabile ad un altro pezzo memorabile come Lenny; degna conclusione per quello che molti indicheranno come il miglior disco di SRV. In realtà lalbum non è finito, la versione remaster presenta addirittura quattro tracce aggiuntive, come sempre introdotte da un breve spezzone dintervista a Stevie Ray. Le quattro tracce proposte sono esecuzioni live: The house is rockin e Let me love you baby si fanno ascoltare e ballare volentieri, ma ancora una volta gli ultimi pezzi sono quelli che lasciano lascoltatore sbalordito, a bocca aperta e lingua srotolata: la versione di Texas flood che abbiamo tra le mani, della durata di sette minuti e ventotto secondi, è assolutamente da brivido; per non parlare della conclusiva Life without you, uno dei pezzi più ispirati del Texas Tornado, per il quale ogni aggettivo sarebbe superfluo e inadatto. La prematura scomparsa di Stevie Ray Vaughan, che ci lasciò nel 1990 a soli trentacinque anni, ha lasciato un vuoto nel mondo della musica che ancora nessuno è riuscito a colmare. Per fortuna restano capolavori immortali a testimoniare il talento e la passione per il blues (e per la musica in generale) che questo straordinario uomo sapeva riversare addosso al suo pubblico, talora con furiose galoppate sulla tastiera della sua strato, altre volte sfiorando delicatamente la stessa, o ancora facendola parlare grazie allaiuto del Wah Wah tanto caro ad un altro grande mito come Jimi Hendrix. E lalbum in questione è un capolavoro unico, che non presenta momenti di stallo o punti deboli, e che raggiunge o addirittura supera il livelli di quel Texas flood che nel 1983 fece gridare i critici al miracolo per la scoperta del vero erede di Jimi Hendrix. Da avere, da ascoltare e riascoltare in loop, da imparare a memoria nota per nota e parola per parola. Essenziale. |
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