di mauz bitto
Qualcuno potrebbe pensare che la combinazione unghia-polpastrello sia un’invenzione del nostro secolo: Andrès Segovia, che ha avuto un’importanza fondamentale nella diffusione della chitarra classica nel Novecento usava appunto questa tecnica per ottenere il suo particolare suono. In realtà questo modo di suonare risale almeno a Dionisio Aguado (1784-1849) e fa parte della tradizione chitarristica spagnola. Dice infatti Aguado nel suo “Escuela de guitarra”:
1. Le unghie devono essere flessibili, cioè né troppo morbide né troppo dure.
2. L’esecutore deve colpire le corde in direzione obliqua, allungando il dito di quel tanto che basta ad ottenere la forma necessaria, non afferrando la corda, ma toccandola in modo tale da farla scivolare lungo la parte interna dell’unghia e dopo essere già stata toccata dal polpastrello.
3. Le unghie devono essere di una lunghezza appropriata, perché una loro eccessiva lunghezza va a scapito dell’agilità e, d’altro canto, se sono molto corte non si flettono e non ammorbidiscono il suono prodotto dall’azione di scivolamento di cui abbiamo sopra accennato.
Aguado raccomandava inoltre di variare l’inclinazione dell’unghia per produrre timbri differenti. Anche Fernando Sor, contemporaneo di Aguado, Nel suo “Metodo per chitarra” afferma di usare in genere i polpastrelli e di ricorrere all’uso delle unghie (molto corte) solo per ottenere uno speciale effetto che consiste nell’imitare sulla chitarra il suono dell’oboe. Nella tecnica moderna non ci sono cambiamenti di rilievo: si attaccano in genere le corde con la punta di polpastrelli lasciando poi scivolare l’unghia. Attaccare direttamente con l’unghia porta in genere a produrre rumori sgradevoli e il suono risulta un poco aspro.
Premesso che la forma dell’unghia dipende molto dalla conformazione della mano, delle dita e dell’unghia stessa, dal suo grado di robustezza, dal modo di imbracciare la chitarra e dal tipo di corde usate, ecco alcuni consigli generali sulla cura specifica.
La forma delle unghie deve essere ovale (non troppo appuntita, né squadrata) e non deve essere esageratamente lunga perché l’attacco può risultare rumoroso e impreciso; spesso, poi, le unghie lunghe sono fragili.
Se suonate per qualche giorno senza regolare le unghie potrete osservare il modo in cui si consumano; questo vi farà capire che tipo di attacco usate e di conseguenza tagliarle.
Per la cura occorrono, oltre ad un tronchesino o a forbici per manicure (per dare tagli netti ad unghie troppo lunghe), una lima in metallo o in cartone a granulazione leggera e della carta abrasiva di granulazione tra 800 e 1200. La lima serve per sagomare l’unghia nella forma più appropriata senza danneggiare le fibre. La carta abrasiva è necessaria per rifinire il primo lavoro di limatura e rendere le unghie il più possibile lisce, compatte e senza asperità. Così da ottenere un suono pulito e nitido.
Non disdegnare prodotti rinforzanti se si hanno unghie fragili: se decidete infatti di usare la tecnica del tocco con l’unghia, la compattezza e la buona salute delle unghie determinerà la bellezza timbrica e il colore del suono.