SRV - I VIDEO - LIVE AT MONTREUX 1982 & 1985 - PARTE II
L'articolo precedente terminava così: “A volte quelli che appaiono come fallimenti, sono in realtà successi camuffati”.
Questa frase ci porta direttamente al dvd 2:
Montreux 1985.
Tre anni dopo la prima esperienza europea, molte cose sono cambiate per Stevie Ray Vaughan e i Double Trouble. I fondamentali incontri con Jackson Browne e David Bowie, il debutto discografico con l’album “Texas flood” del 1983 ed il successo di portata internazionale, la nascita di due successivi album in studio, l’ingresso nel gruppo del tastierista Reese Wynans, numerosi premi e attestati di stima da parte di pubblico e critica, una vita on the road che dai soli States si allarga a tutto il globo; queste le credenziali con le quali l’ex trio, ora quartetto, si presenta sul palco del Montreux Jazz Festival come headliner della serata dedicata al blues, il
15 luglio 1985.
Il pubblico accoglie il chitarrista ed i suoi musicisti in modo decisamente diverso rispetto al concerto precedente, e i ragazzi sono tiratissimi: si parte con due pezzi strumentali, la velocissima
Scuttle buttin’ apre le danze e precede le hendrixiane sonorità di
Say what!. Il batterista Chris Layton è un martello, e detta un ritmo incalzante ed irrefrenabile, che poi scende di colpo per entrare in un’atmosfera più blues sulle note di
Ain’t gone ‘n’ give up on love. In questo caso un montaggio dubbio ci fa assistere ad una prima parte del pezzo in cui Stevie suona la sua “number one”, mentre pochi istanti dopo (durante l’assolo centrale) ci ritroviamo ad ammirare la bianca chitarra “Charley”… si ha la sensazione di ritrovarsi di fronte ad un taglio clamoroso: montaggio audio perfetto, ma il tutto va quasi sicuramente a discapito di quello che dovrebbe essere un documento importante per disegnare i contorni della storia di SRV. In ogni caso è solo un particolare, andiamo avanti con il concerto.
Senza soste si passa al boogie della hit
Pride and joy, durante la quale il tastierista Reese Wynans ha il giusto spazio per prodursi in un pirotecnico assolo ed arricchire un pezzo già di per sé entusiasmante… è quindi la volta di
Mary had a little lamb, brano tratto dal repertorio di Buddy Guy che SRV interpretò in diverse occasioni, e che in questa particolare esibizione diventa un capolavoro di hard-blues durante gli assolo nei quali Stevie è a dir poco furioso.
I tre pezzi successivi vedono la partecipazione del bluesman texano
Johnny Copeland: il groove di
Cold shot ci fa apprezzare una bella intesa tra i due chitarristi, ma il vero momento clou arriva con un grande classico del blues,
Tin pan alley. Le tonalità oscure del brano sono enfatizzate dalla negra voce del sudatissimo Copeland, e dall’intreccio di due chitarre che dapprima si muovono sul filo della tensione, spezzata in seguito dai grintosi break di Stevie Ray; tredici minuti di Blues con la B maiuscola. A chiudere la jam session, la solare
Look at little sister, in cui Vaughan si prende forse un po’ troppe libertà, stravincendo il duello chitarristico con il collega/amico con un assolo ricco di vibrati ed assolutamente coinvolgente.
Altro momento culminante del concerto: cambio di chitarra, ci rifacciamo gli occhi con una meravigliosa Hamilton dalla tastiera intarsiata, il pubblico è ormai caldissimo e scatenato quando SRV annuncia soddisfatto: “This is for Jimi”. L’intro a corde stoppate dà inizio ad una storica
Voodoo Child, di cui si potrebbe stare a parlare per ore: il basso finalmente decisivo di Tommy Shannon non è mai stato così determinato ed aggressivo, e sostiene saldamente il pezzo mentre Stevie dà tutto se stesso (come sempre) e agisce come un pazzo sullo switch dei pick-up, e la batteria di Chris Layton detta continui cambi di tempo che danno un ottimo dinamismo al brano.
Questo memorabile evento si chiude con l’immancabile slow blues
Texas flood, ottima esecuzione strumentale come di consueto, accompagnata da una voce ruggente che mostra uno Stevie Ray Vaughan in forma dal primo all’ultimo minuto.
…a casa in fretta e furia, come nel 1982? Nemmeno per sogno: dopo avere raccolto il giusto tributo da un’audience entusiasta, è il momento di tornare sul palco per una serie di bis che comprende la struggente ballata
Life without you, la strumentale
Gone home e, per finire, l’accattivante funky di
Couldn’t stand the weather. Purtroppo, problemi tecnici penalizzano la qualità del video e ci costringono ad assistere a questi tre pezzi da un’unica telecamera fissa… rimane comunque la testimonianza di una data che rappresenta probabilmente l’apice di una carriera ricca di successi per Stevie Ray Vaughan e i Double Trouble.
Con questa fiammeggiante performance, il chitarrista di Austin salda i conti con la sua personale storia e con il festival svizzero che, ironicamente, nonostante il fiasco iniziale valse al gruppo il primo contratto discografico e, in seguito, il grammy award del 1984 per la migliore registrazione blues tradizionale con “Texas flood”; molte cose accadranno ancora prima della scomparsa di SRV nel 1990, il tracollo e la rinascita, un album dal vivo, uno in studio con i Double Trouble ed uno con il fratello Jimmie, ma Montreux 1985 è
il giusto riassunto, in circa novanta minuti,
della fantastica musica di un immenso chitarrista e grande uomo.
La terza parte del post sarà dedicata al ai
contenuti extra ed al commento.