STEVIE RAY VAUGHAN

Per scrivere articoli e biografie sui vostri chitarristi o musicisti preferiti, sui generi musicali e le band. Per farci conoscere il tuo idolo, per curiosità e gossip, insomma per parlare di musica in generale...

STEVIE RAY VAUGHAN

Messaggiodi Mauro80

Ciao a tutti, ho aperto questo topic per fare conoscenza in modo un po’ più approfondito di questo grande personaggio che ha influenzato, nel bene e nel male, almeno tre generazioni di chitarristi venuti fuori dopo di lui. Partiremo con delle note biografiche (scritte da me sulla base del materiale in mio possesso, e non facendo “ctrl+c ctrl+v” :wink: ) corredate da link ad info più precise per chi ne fosse interessato. Proseguiremo con discografia, strumentazione, linguaggio musicale e tutto quello che ne potrà conseguire. La speranza è che chi ancora non conosce questo fantastico musicista possa arrivare ad apprezzarlo ed amarlo per l’enorme contributo che ha dato nel portare avanti e rinnovare la tradizione chitarristica e musicale del blues e del R’nR. Ogni altro contributo e spunto di discussione è ovviamente bene accetto ed estremamente gradito.

Keep the blues alive! 8) :P :x

SRV – BIOGRAFIA “IN BREVE - I”

Nato il 3 ottobre 1954 a Dallas, Texas, Stevie Ray Vaughan comincia a suonare la chitarra a otto anni per emulare il suo eroe personale, il fratello maggiore Jimmy Lee. Dopo avere lasciato la scuola, tra il ’69 ed il ’72 (e qui c’è discordanza tra le date indicate dai biografi) si trasferisce ad Austin (sempre in Texas) militando in varie band locali come Blackbirds (attenzione, non la famosa band di cui hanno fatto parte anche Jimmi Paige, Jeff Beck, Eric Clapton… ), Nightcrawlers, Krackerjack, Cobras e Triple Threat. E’ da quest’ultima band che, rimasta senza cantante, Stevie fonda i Double Trouble con il bassista Tommy Shannon ed il batterista Chris Layton. Siamo nel 1981.

La svolta per i tre arriva nell’estate 1982: invitati a partecipare al celeberrimo Montreux Jazz Festival in Svizzera, la sera del 17 luglio il gruppo si esibisce davanti ad una platea che non apprezza il blues elettrico offerto da Stevie ed i suoi, che vengono sonoramente fischiati (per la cronaca, tre anni dopo ritorneranno sullo stesso palco da trionfatori). Destino vuole, però, che in quella platea fossero presenti due personaggi fondamentali che, a differenza di molti altri, il blues di SRV lo gradirono e non poco: questi due personaggi rispondono al nome di David Bowie e Jackson Browne.

Il primo diventò un gancio fondamentale per Stevie, facendolo suonare le parti di chitarra nel suo album “Let’s dance” dello stesso anno; il secondo rimase così colpito dallo stile della band, così energico ma al tempo stesso legato alla tradizione blues, che gli “prestò” (nel senso che non si fece dare un soldo) i propri studi di registrazione per produrre quello che sarebbe stato il primo album in studio dei tre: Texas Flood del 1983.

Il disco ottiene subito grande successo di pubblico e critica, grazie al sound fresco, energico, infuocato, a tratti commovente (come nel caso di “Lenny”, splendida ballata che SRV dedica alla moglie), e porta Stevie ed i suoi ad esibirsi con tutti i loro eroi dell’infanzia: Albert King, Buddy Guy, BB King, Johnny Winter, John Lee Hooker, Eric Clapton…

Un successo di tale portata merita di essere raddoppiato: è quello che accade l’anno successivo con il nuovo lavoro in studio “Couldn’t stand the weather”, album in cui Stevie si esibisce in una versione mozzafiato di “Vodoo Chile”, dimostrando di raccogliere non solo l’eredità dei grandi bluesmen ma anche quella dei grandi del rock come Jimi Hendrix, altro idolo del nostro “Texas Tornado”. Dello stesso anno è anche il memorabile concerto alla Carnegie Hall di New York City, dal quale sarà tratto un album dal vivo che presenta, tra l’altro, una stupenda versione di “Things that I used to do” eseguita con il fratello Jimmy.

Nel 1985 si aggiunge ai Double Trouble il tastierista Reese Wynans, che partecipa alla lavorazione dell’album “Soul to Soul” (uscito nel medesimo anno), album che presenta un sound più maturo e completo proprio grazie all’apporto offerto da Wynans. Perle dell’album sono lo slow blues in tonalità minore “Ain’t gone ‘n give up on love”, la scatenata “Come on part III” e la struggente ballata “Life without you” che, con il solo finale, si presta ad un’esecuzione che dal vivo supererà spesso i dieci minuti di durata.

CONTINUA...
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Mauro80
 
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Messaggiodi SoundOfDreams

è uno dei miei idoli.Ho detto tutto.


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Messaggiodi Mauro80

SRV – BIOGRAFIA “IN BREVE - II”

Siamo al 1986, altro spartiacque per la carriera e la vita di SRV ed i suoi. Viene pubblicato l’eloquente “Live Alive”, album spettacolare che riassume tutta l’attitudine del gruppo a suonare di fronte al pubblico, ma soprattutto è l’anno in cui Stevie, preda del protratto abuso di alcolici e sostanze stupefacenti, collassa rischiando la vita. Anche qui non c’è accordo tra i biografi (alcuni riconducono il fatto ad inizio ottobre a Londra, altri lo datano 28 settembre a Ludwigshafen, Germania). Fatto sta che, anche grazie all’aiuto della moglie Lenny, dei familiari e dei ragazzi della band, SRV decide di passare un periodo in una clinica di disintossicazione dalla quale uscirà “pulito”, così come rimarrà fino al suo ultimo giorno.

Vaughan e i Double Trouble si rimettono “in pista”; questa volta grazie all’aiuto di Eric Clapton, a partire dal 1988 ritornano on the road per una serie di concerti. Di lì a poco, precisamente nei primi mesi del 1989, uscirà quello che purtroppo si rivelerà essere l’ultimo album in studio della band, intitolato “In step”. Il disco è eccezionale (e infatti gli vale un Grammy Award per la categoria "Best Contemporary Blues Recording”, da affiancare agli innumerevoli altri premi conquistati nel corso degli anni), vario, completo, maturo e con un sound che riflette il nuovo lifestyle di Stevie: più diretto, sincero e “lucido”; un capolavoro formato da un giusto mix tra R’nR (“The house is rockin’”, “Let me love you baby”), Rithm’n Blues (“Crossfrie”, “Tightrope”), e Chicago Blues (“Leave my girl alone”), con incursioni nel mondo del jazz (“Rviera paradise”).

Stevie Ray Vaughan ed i Double Trouble sono nuovamente sulla cresta dell’onda, i progetti sono molti e le cose sembrano girare per il verso giusto; la vita on the road prosegue, nel frattempo i fratelli Vaughan registrano un album insieme, “Family Style”, la cui uscita è prevista per il mese di settembre 1990.

Anche in questo caso, però, il destino è in agguato: se il 17 luglio del 1982 a Montreux è stato benevolo, lo stesso non si può dire della notte del 27 agosto 1990.

Stevie ha appena concluso l’esibizione di quella sera con una fantastica jam session che ha visto protagonisti, tra gli altri, Robert Cray, Eric Clapton, Buddy Guy e proprio i fratelli Vaughan. Per il ritorno a casa Stevie viaggerà in elicottero… purtroppo quell’elicottero non arriverà mai a destinazione, schiantandosi ad Alpine Valley, Wisconsin.

Tutto il mondo del rock e del blues piange Stevie Ray Vaughan, e quanti lo conobbero lo piangono prima per la scomparsa dell’uomo che del musicista… ecco alcune frasi a proposito.

Buddy Guy:
"Stevie è il migliore amico che abbia mai avuto, il migliore chitarrista che abbia mai sentito, e la migliore persona che chiunque voglia conoscere. Mancherà molto"

Bonnie Raitt:
"Per me Stevie Ray era il migliore chitarrista blues. Per fuoco e passione e pienezza d'animo, era intoccabile. Ci spaventava, ma era modesto e grazioso come amico, non era presuntuoso sul suo modo di suonare "

John Lee Hooker:
"La prima volta che ci incontrammo fu ad Austin, Texas da Antone's, ed era con suo fratello Jimmie. Era quindici o venti anni fa, e sapeva già suonare spaventosamente. E dissi 'Un giorno questo ragazzo farà tremare il mondo intero.' Ed era una delle persone più simpatiche. Non potevi fare a meno di amarlo.”
"Non piango mai, ma ieri quando ho saputo della morte di Stevie, mi sono seduto sul mio letto e ho pianto come un bambino.”
(Frasi tratte dal sito http://srvaughan.altervista.org)

Anche io che non l’ho mai conosciuto mi commuovo leggendo queste frasi… :cry:

L’eredità che ha lasciato Stevie Ray Vaughan al mondo della musica, da allora, è così grande e al tempo stesso impercettibile: questo perché gli elementi che SRV ha fatto suoi erano già presenti prima di lui, non ha “inventato” un nuovo genere, e contemporaneamente ha esaltato all’inverosimile gli stessi tradizionali elementi della musica blues e del R’nR. Ma di questo parleremo, se ne avrete voglia, nei post successivi.


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Messaggiodi SoundOfDreams

Dicono che Hendrix sia la mano sinistra di Dio e vaughan la destra


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Messaggiodi Dufresne

si eric clapton...la mente :-)


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Messaggiodi SoundOfDreams

Dufresne ha scritto:si eric clapton...la mente :-)
clapton è taglito fuori.. loro sono gli dei *_*


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Messaggiodi Mauro80

Complimenti per i gusti baby... :wink:


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Discografia SRV

Messaggiodi Mauro80

SRV – DISCOGRAFIA

Ecco una selezione di album e video per conoscere e amare SRV. Tratta e modificata dal sito http://it.wikipedia.org/wiki/Stevie_Ray_Vaughan

ALBUM IN STUDIO, LIVE, COMPILATION

1983 - Texas Flood
1984 - Couldn't Stand the Weather
1985 - Soul to Soul
1986 - Live Alive!
1989 - In Step
1990 - Family Style - (con Jimmie Vaughan)
1991 - The Sky Is Crying
1992 - In The Beginning - (1980; con Jackie Newhouse al basso)
1995 - Greatest Hits
1997 - Live At Carnegie Hall - (1984; con la sezione fiati Roomfool of Blues e Angela Strehli)
1999 - In Session - (1983; con Albert King)
1999 - The Real Deal: Greatest Hits Volume 2
1999 - Unplugged Collection, Vol. 1 - (1990; solo un brano suonato da Stevie, acustico)
2000 - Live at Montreux 1982 & 1985
2000 - SRV [box set] - (box cartonato con tre CD + video)
2000 - Martin Scorsese Presents The Blues - Stevie Ray Vaughan
2002 - The Essential Stevie Ray Vaughan and Double Trouble
2006 - Live in Tokyo - (1985)
2007 - Boogie with Stivie - (1987, Daytona Beach; 1984 Honolulu, with Jeff Beck, Jimmie Vaughan e Angela Strehli)
2007 - The Real Deal: Greatest Hits Volume 1
2007 - Stevie Ray Vaughan & Friends - Solos, Sessions & Encores


VIDEO – DVD

1991 - Live at the El Mocambo - (1983)
1995 - Live From Austin, Texas - (1983 e 1989)
1996 - A Tribute To Stevie Ray Vaughan - (Eric Clapton, Bonnie Raitt, B.B. King, Buddy Guy, ecc.)
1999 - Classic Moments - MTV Unplugged - (1990; solo due brani suonati da Stevie, acustici)
2000 - Live at Montreux 1982 & 1985
2007 - Pride and joy
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Mauro80
 
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RECENSIONE TEXAS FLOOD

Messaggiodi Mauro80

SRV – DISCOGRAFIA – TEXAS FLOOD

Ed ecco qui la mia recensione di questo bellissimo album... :shock:

Prodotto da John Hammond e registrato in soli tre giorni presso il losangelino Down Town studio di Jackson Browne, Texas flood segna il debutto discografico di Stevie Ray Vaughan & Double Trouble. Un debutto col botto, che raccoglierà il consenso di pubblico e critica, con il singolo “Pride and Joy” che arriverà a raggiungere la top 20 di Billboard, cosa piuttosto insolita per un brano blues.

L’apertura dell’album è da fuochi d’artificio: Love struck baby è breve e senza tregua, un rock ‘n roll che anche all’ascoltatore più ostico fa muovere il piedino e venire voglia di scatenarsi in acrobazie degne dei Blues Brothers…

I due pezzi successivi sono le vere e proprie colonne portanti del disco. Pride and joy, il singolo che lancia i tre texani alla ribalta, è un rock-blues che prosegue il discorso iniziato da Stevie Ray con “Love struck baby”, ma rispetto al primo presenta un sound più pieno, caldo e corposo, ed un tono ammiccante, che rendono il pezzo una hit di tutto rispetto, il vero “masterpiece”, quello che non potrà mai mancare in nessun concerto. Texas flood ci fa invece cambiare atmosfera, e in questo pezzo lento in tonalità minore, Stevie Ray mantiene le promesse del titolo con una tempesta di note che per cinque minuti e ventuno secondi escono furiose dalle corde della sua stratocaster.

Ancora storditi dalla pioggia di note della titletrack, passiamo al pezzo successivo e ritorniamo a sonorità più solari e ballabili: Tell me, cover di un brano dell’urlatore Howlin’ Wolf, ci fa sentire come SRV abbia anche nelle corde vocali tutto il diritto di portare aventi la tradizione dei migliori bluesmen ai quali si ispira.

Si prosegue con uno stupefacente break strumentale: il primo dei due pezzi in successione è Testify, nel quale si avvertono chiaramente le influenze di Chuck Berry e Buddy Guy… si tratta di un lungo solo in tonalità maggiore, con ampio utilizzo di bending, slide, vibrato, bicordi e tricordi lungo tutta la tastiera. Insomma, un pezzo veramente “didattico” per tutti i chitarristi. Finita qui? Certo che no, proprio quando pensi di avere bisogno di un attimo di respiro parte il brano più veloce del disco, Rude mood, seconda parte del break strumentale. La canzone toglie il fiato, e lascia ancora una volta sbalorditi per l’energia che sprigiona e la velocità alla quale è suonata.

Alla traccia numero 7, l’amore di SRV per il maestro Buddy Guy si manifesta pubblicamente con questa versione della sua Mary had a little lamb, pezzo che in moltissime occasioni Stevie Ray non disdegnerà di eseguire dal vivo dimostrando la propria maestria nelle improvvisazioni in chiave prettamente blues.

Dirty pool, slow blues che riprende il discorso interrotto in “Texas flood”, comunica una tensione ancora più profonda, questa volta espressa con un riff nervoso ed il già visto utilizzo della pentatonica minore; anche questo è uno dei pezzi che più di frequente la band includerà nelle proprie esibizioni dal vivo.

I’m cryin’ assomiglia molto, come struttura e ritmo, alla hit “Pride and joy”, un bel rock-blues gradevole e brillante, ma che non risentiremo molte volte eseguito nei concerti.

Sembra siamo ormai arrivati al capolinea, ma con la conclusiva traccia numero 10, ecco il finale che non ti aspetti: Lenny, pezzo scritto da Stevie per la moglie Leonora (Lenny, appunto), è una bellissima ballata strumentale che per cinque minuti ti fa chiudere gli occhi e sognare notti fresche e spiaggie bagnate da acque cristalline. In questo pezzo il Texas Tornado placa la propria furia e disegna atmosfere sfumate ed accennate, grazie soprattutto al magistrale uso della leva del vibrato.

La versione remaster, edita nel 1999, presenta poi altri contenuti: un breve spezzone di intervista a SRV, che racconta del suo approccio alla musica e delle sue motivazioni a cercare un sound sempre “più”; lo slow blues Tin pan alley, pezzo registrato durante le sessioni di questo stesso album ma che sarà incluso ufficialmente solo nella tracklist del successivo “Couldn’t stand the weather”; le versioni live di Testify, Mary had a little lamb e della strumentale Wham!, pezzo di Lonnie Mack nel quale Stevie Ray si può scatenare dimenandosi con la propria strato e far ballare il pubblico come se non ci fosse domani.

Con questo esordio, il trio di Austin si impone prepotentemente al grande pubblico, il quale dimostra di essere finalmente pronto per consumare in massa il blues elettrico che per anni era stato fonte di ispirazione per i più grandi gruppi rock degli anni ’60 e ’70 (compresi Beatles, Rolling Stones e Led Zeppelin), ma snobbato dai più e catalogato come musica di poco conto fatta da e suonata per gente sempliciotta (o peggio, definita come “black music”). Stevie e i suoi si sono finalmente aperti la strada, il passo successivo sarà quello di confermare il successo ottenuto con questo primo , ottimo, lavoro.

La cover dell'album
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Mauro80
 
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Messaggiodi SoundOfDreams

texas flood è il mio preferito.. c'è la bellissima lenny *_*


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Messaggiodi Mauro80

Il mio preferito è In step, soprattutto per la mega versione live di Life without you, è da lacrime agli occhi... :(
e come pezzi mi sembra il più vario... ma se dovessi dire che c'è un album di Stevie Ray che non mi piace sarei in grave difficoltà... :?

Ma piace solo a noi 2 SRV? :cry:

Beh meglio pochi ma buoni... :wink:
:P


Mauro80
 
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Messaggiodi SuperCiuk

NO, no ci sono anch'io!!!

Di "Rude Mood" che mi dite?


SuperCiuk
 
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Messaggiodi wladdo75

Tranquillo Mauro...SRV ha un'altro fan...e sono io!!!! :) :)

Tanto da poter aggiungere alcune note (giusto per restare in tema musicale)

Dunque:

La svolta per i tre arriva nell’estate 1982: invitati a partecipare al celeberrimo Montreux Jazz Festival in Svizzera, la sera del 17 luglio il gruppo si esibisce davanti ad una platea che non apprezza il blues elettrico offerto da Stevie ed i suoi, che vengono sonoramente fischiati (per la cronaca, tre anni dopo ritorneranno sullo stesso palco da trionfatori)


Ho il video di quella esibizione, e Vi posso assicurare che sentire
tutti quei fischi mi ha fatto bollire il sangue :twisted:
Non riuscivo a capire come si potesse fischiare o solo minimamente contestare una esibizione magistrale come quella offerta dai DOUBLE
TROUBLE.....
Al momento della presentazione il mitico STEVIE fu chiamato: "Stevie Ray
Vauuuuugh" (ignorante) :twisted:


Destino vuole, però, che in quella platea fossero presenti due personaggi fondamentali che, a differenza di molti altri, il blues di SRV lo gradirono e non poco: questi due personaggi rispondono al nome di David Bowie e Jackson Browne.


Se si osserva attentamente il video, si nota per qualche fotogramma la presenza di un certo Freddy Mercury
....conoscete?????????



Stevie ha appena concluso l’esibizione di quella sera con una fantastica jam session che ha visto protagonisti, tra gli altri, Robert Cray, Eric Clapton, Buddy Guy e proprio i fratelli Vaughan. Per il ritorno a casa Stevie viaggerà in elicottero… purtroppo quell’elicottero non arriverà mai a destinazione, schiantandosi ad Alpine Valley, Wisconsin.


Da libri, internet ed altre fonti, ho scoperto che quella sera il primo ad andare via fu CLAPTON a causa di un impegno per il giorno seguente!
Non essendo ancora arrivato l'elicottero di Clapton, pare che lo stesso abbia preso in " prestito " quello di Stevie e del fratello posticipandone
in questo modo il rientro a casa. L'elicottero utilizzato da Stevie non era
il suo personale.....quindi mi verrebbe da dire: " CHE SGARRO "......


Vabbè....per me resterà per sempre indelebile nella memoria....
se potete guardatevi il concerto al ROCKPALAST in germania....PAURA!!!!


Chitarra Da Spiaggia il LIBRO, come suonare in pochi giorni!

Ho suonato 2 anni al conservatorio... ma non mi hanno mai aperto!!
wladdo75
 
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Messaggiodi Mauro80

Grandi raga! Così mi piacete!!

Di "Rude Mood" che mi dite?



:o :o :o più o meno l'espressione che mi viene ogni volta che sento il pezzo... tra gli strumentali mi piace molto il mix scuttle buttin'+say what, per intenderci quello con cui apre i concerti dall'85 in avanti. Cacchio, non riesco a trovare un pezzo di SRV che mi faccia dire "non mi piace"...

Se si osserva attentamente il video, si nota per qualche fotogramma la presenza di un certo Freddy Mercury
....conoscete?????????


Andrò subito a rivedermelo con gli occhi incollati al video!

P.S. in questo momento nei vari megastore di elettronica, audio/video, HI-FI, sono usciti due bootleg di SRV in cd, intitolati "Live in Tokio" e "Crossfire live"; ovviamente me li sono accaparrati al volo e vi lascio un breve parere. Il primo è buono, Stevie è in versione molto hard blues e le versioni di voodoo chile e texas flood sono eterne... il secondo ha una qualità audio davvero scadente, il basso sembra addirittura non esistere e si sente un SRV abbastanza giù di voce; inoltre è registrato nel periodo tra la disintossicazione e la registrazione di "in step", Stevie ci presenta alcuni dei pezzi nuovi ma... non si ricorda il testo!! :lol:
Insomma al prezzo di €6,90 l'uno sono acquisti obbligati per un fan, ma se vi capitano sottomano e dovete scegliere tra i due, beccatevi Live in Tokio.

Continuate così belli, rendiamo omaggio a Stevie Ray! :P


Mauro80
 
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Messaggiodi Mauro80

SRV – DISCOGRAFIA – COULDN’T STAND THE WEATHER

L’anno è il 1984, e il successo planetario dell’album “Texas flood” ancora fresco, quando Stevie Ray Vaughan e i Double Trouble, guidati ancora una volta dal produttore John Hammond, decidono di dare un seguito al loro primo lavoro: ne esce fuori “Couldn’t stand the weather”, disco che conferma le solide radici rock’n roll e blues dei ragazzi, e che risulta più vario e completo del precedente, aggiungendo sonorità che spaziano dal funk della titletrack, al jazz di “Cold shot” e “Stang’s swang”, fino allo scatenato boogie di “Honey bee” ed al rock selvaggio di “Vodoo chile (slight return)”… ma procediamo con ordine.

Il disco si apre con Scuttle buttin’, scatenata intro strumentale che diventerà subito un cavallo di battaglia di SRV, il pezzo con il quale si aprirà la maggior parte dei concerti della band. Una dichiarazione di guerra che dice: “Ecco cosa sono capace di fare, quindi vi conviene rimanere e sentire anche il resto…”

Per Couldn’t stand the weather, brano che dà il titolo all’album, e la successiva The things (that) I used to do, Stevie Ray si avvale dell’aiuto del fratello Jimmie alla seconda chitarra (che definire ritmica è sicuramente riduttivo, ascoltare per credere). Il primo è un brano dalle sonorità apertamente funky che, dopo un inizio “a singhiozzo”, parte con un groove accattivante che probabilmente non ci si aspetterebbe da SRV, il quale tira fuori in questo caso tutta l’esperienza accumulata in studio e on the road accanto ad un personaggio come David Bowie. Il secondo pezzo al quale partecipa Jimmie Vaughan è invece una cover di Guitar Slim, un blues che sembra fatto apposta per lasciare spazio al bellissimo duetto dei due fratelli, tutto gusto e passione.

La vera perla dell’album, però arriva alla traccia numero 4. La versione di Vodoo chile (slight return) alla quale siamo di fronte è qualcosa di monumentale, il miracolo è avvenuto: Jimi Hendrix ha finalmente trovato un degno successore. In questo pezzo, che Stevie ha suonato regolarmente per tutta la propria carriera pagando il suo personale tributo ad uno dei propri idoli, la stratocaster del chitarrista texano parla, si lamenta, graffia, colpisce duro e s’infiamma della carica del rock per otto minuti di adrenalina pura. Un capolavoro ancora oggi difficilmente avvicinabile.

Dopo un tale pugno nello stomaco, c’è bisogno di una pausa… che arriva puntuale con le sonorità jazzy di Cold shot, altro pezzo che diventerà praticamente impossibile non sentire eseguito dal vivo, caratterizzato da un groove ossessivo ed ipnotico. Si prosegue con il classico Tin pan Alley (aka roughest place in town), un blues dalle tonalità molto dark che enfatizzano il racconto del “vicolo delle padelle di latta, il posto più duro della città”; le sonorità evocano locali fumosi e loschi figuri che si aggirano tra le ombre. La voce di Stevie è un sussurro, che talvolta si trasforma in un ringhio rabbioso, e la sua strato sottolinea la tensione con tonalità minori sempre sommesse.

Decisamente diversa l’atmosfera dello scatenato boogie Honey bee, uno dei pezzi più ballabili dell’intera discografia di SRV: due minuti e quarantatre secondi tutti da ballare, poco altro da dire.

Si chiude con la strumentale Stang’s swang, un jazz che lascia un discorso aperto per gli album a venire… SRV e i suoi svolteranno verso questo genere, o è solamente un esperimento? Vedremo…

L’edizione rimasterizzata, anche in questo caso, presenta delle tracce aggiuntive: dopo uno spezzone d’intervista a Stevie, i quattro pezzi che seguono sono tratti dalle sessioni di registrazione dello stesso “Couldn’t stand the weather”: Look at little sister e Come on (Pt. III) troveranno posto nel successivo album, mentre la strumentale Hide away e la sincopata Give me back my wig sono due inediti che aggiungono valore a questa edizione.

Nel complesso un lavoro più variegato del precedente in termini di sonorità e idee, con le perle “The things (that) I used to do” e “Honey bee”, e soprattutto la fantastica “Vodoo chile (slight return)”, vera colonna portante, la sua sola presenza vale l’acquisto del cd; forse nel complesso un po’ più debole del precedente “Texas flood”, magari non l’album ideale per avvicinarsi per la prima volta a Stevie Ray Vaughan and Double Trouble.

La cover dell'album
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Mauro80
 
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