Sono un po’ nervoso. Si chiama ansia da prestazione.
Come si fa a raccontare la storia di un uomo che da solo probabilmente E’ la STORIA…
Non ne sono semplicemente capace, quindi mi limiterò ai fatti.
Probabilmente è uno di quei personaggi che è universalmente conosciuto, una di quelle persone che almeno dove arriva un po’ di informazione, sanno chi sia.
Tanti anni fa su un muro di Londra c’era scritto “Clapton is God”…
Ne fa da sfondo o da protagonista (.. l'uno e l'altro) la sua Fender nera dal nome Blacky. Clapton, l’uomo bianco dalla voce nera. L’uomo bianco del Blues e dintorni.
Eric Patrick Clapp, conosciuto come Eric Clapton è nato il 30 marzo 1945 in Inghilterra a Ripley.
Eric Clapton inizia la propria carriera come chitarrista negli Yardbirds, e dopo un breve periodo di Blues Breakers, fonda i Cream nel 1966, assieme al bassista Jack Bruce ed al batterista Ginger Baker
All’inizio della sua carriera Clapton suona una Gibson per passare negli anni 70 alla Fender e di questo periodo ricordiamo perle come: "Sunshine of your love", "White room" e "Badge".
Il suo modo di suonare diviene ben presto inconfondibile, unico, tanto che gli viene dato il nome di Slow Hand (mano lenta).
Alla fine degli anni ’60, la dolorosa perdita dell’amico Hendrix lo getta in una fase di forte sconforto. Ma Clapton si butta nella musica e, poco dopo, fonda i Derek & The Dominos.
Esce il disco capolavoro "Layla & other assorted love songs", con la canzone appunto "Layla", dal micidiale riff che diventa una pietra miliare nel mondo della musica assieme alla sucessiva "Cocaine" (del 1977).
A seguito di un’altra tragedia in cui il suo amico Duane muore in un incidente stradale, Clapton si abbandona totalmente all’uso di droghe pesanti.
Con molta fatica e solo con l’aiuto di alcuni amici tra cui Pete Townshend e Jimmy Page riesce a ristabilirsi.
Ricordiamo di quei anni: "461 Ocean Boulevard" e "Just One Night"
Gli anni ’90 cominciano per Clapton con una delle disgrazie peggiori che possano toccare l’animo umano. Il 21 agosto 1986 ha avuto un figlio dall'attrice italiana Lory Del Santo, Conor, che il 20 marzo 1991 perde la vita cadendo dal loro appartamento di New York, dal 53° piano di un grattacielo. Forse è in questo momento che il (cantante – chitarrista – dio) vedendo il fondo del baratro, decide di darsi una sistemata per sempre.
Risale la china partendo dalla sempre bellissima e commovente "Tears in heaven”, in memoria del figlio.
Da qui Clapton torna al suo vero amore: il blues.
Layla, in versione nuova, viene rifatta e rilanciata. E’ un successo unico.
Da qui ricordiamo: "Unplugged”, "From the Cradle” e "Me & Mr. Johnson", il Robert Johnson di cui abbiamo già parlato.
L'ultimo disco, di qualche mese fa, è "Back Home”. Direi che è la giusta conclusione di un percorso così articolato che ha percorso tutta la storia della musica moderna.
Ovviamente ci saranno altri lavori di Clapton, ma sicuramente, per allora avrà voltato pagina.
Definitivamente.
E’ di qualche giorno fa, la sua esibizione all’Arena di Verona.
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