STEVIE RAY VAUGHAN

Per scrivere articoli e biografie sui vostri chitarristi o musicisti preferiti, sui generi musicali e le band. Per farci conoscere il tuo idolo, per curiosità e gossip, insomma per parlare di musica in generale...

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che bella la prima moglie


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:P


Mauro80
 
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SRV - SETUP

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SRV – SETUP, AMPLIFICAZIONE ED EFFETTI

Prima di parlare delle altre chitarre, ci soffermiamo sul setup che SRV era solito utilizzare per amplificare il proprio suono e dargli tutte quelle sfumature che lo rendevano a volte pesante ed aggressivo, tagliente ed infuocato, altre volte gentile e raffinato, o ancora pieno, caldo e dai bending e vibrati ricchi di “sustain” (ovvero dalla lunga durata delle note).

Piccola premessa: di sicuro non è solamente l’aspetto “impiantistico” che rende particolarmente apprezzato il sound di Stevie Ray Vughan, buona parte del lavoro è svolta anche dalle chitarre ma soprattutto dalle mani, dal tocco e dal feeling che questo grandissimo chitarrista aveva con il proprio strumento. Argomento che però, per non fare troppa confusione, sarà trattato in uno dei post seguenti.

Tornando al discorso setup, girando qua e là per internet, in molti forum di chitarristi si può leggere una domanda più o meno ricorrente: “Come fare per ottenere un suono simile a quello di SRV?” I commenti a riguardo si sprecano, anche se le risposte sono circoscritte ad una serie di indicazioni che essenzialmente riguardano gli amplificatori e l’utilizzo dei pedali che Stevie ha utilizzato nella propria carriera. In proposito ci sono pochi dubbi, si può affermare che sicuramente fino al 1988 l’amplificazione era affidata a dei Fender Super Reverb 4X10 e Fender Vibro-Verb 1X15 collegati tra loro in parallelo, mentre l’utilizzo di pedali si limitava ad un Univox Univibe, uno o due Ibanez Tubescreamer (TS-9 e TS-808) ed un wah-wah della Vox. Lo schema seguente ci aiuta a capirne meglio la disposizione ed i collegamenti:


Immagine

Tratta dal sito: http://guitargeek.com/rigview/308/

Ci si trova davanti ad un po’ più di confusione se si cerca di distinguere il setup da studio da quello utilizzato nei live: probabilmente nelle ultime fasi della carriera, ci fu un passaggio definitivo dall’amplificazione Fender a quella Marshall (come testimoniato anche dal diverso sound dell’album “In step” del 1989), con l’utilizzo di testate JCM da 100 e 200 watt e altre.

La pagina web http://it.wikipedia.org/wiki/Stevie_Ray_Vaughan riporta questo schema riassuntivo, relativo all’amplificazione:

• Fender Super Reverb Combo / 4x10
• Fender 1964 blackface VibroVerb Combo / 1x15
• Fender 1959 Bassman Combo / 4x10
• Marshall Major 200-watt testata con casse 8x12 e 4x15"
• Marshall JCM800 testata 100-watt
• Howard Dumble Steel String Slinger Testata 100-watt con cassa Dumble 4x12

E questo relativo, invece, agli effetti:

• Ibanez TS-808 e TS9 Tube Screamer
• UniVox UniVibe
• Vox 846 Wah-Wha

Un altro link interessante in inglese: http://www.stevieray.com/gear.htm

Tratte dal sito http://www.bluesguitar.it, invece, le seguenti informazioni:

Le scelte di Vaughan riguardo gli amplificatori furono un elemento chiave del suo potente e "spesso" tono. Sul palco, fece funzionare diversi amplificatori in parallelo con combinazioni che modifico' durante tutta la sua carriera.
Agli inizi degli anni 80, usava due combi 1x15 Fender Vibroverb del 63. Il Vibroverb fu uno degli amplificatori preferiti da Vaughan, e piu' tardi, durante la sua carriera, uso'una Vibroverb per potenziare un cabinet di uno speaker Leslie. Alla fine degli anni 80, uso' un paio di combi 4x10 Fender Super Reverb della meta'degli anni 60. A volte, aumentava il setup del suo amplificatore con una testa da 150 watt di un Dumble Steel String Singer.
Vaughan suono' anche con vari Marshalls, sia sul palco che in studio.
Agli inizi degli anni 80, usava un combo 2x12 Marshall Club And Country. Durante la registrazione di "In Step",
Vaughan suono' con diverse teste Marshall., comprendenti un JCM800 da 100 watt e 200 watt, un Marshall Major Super P.A. e dei Super Leads. I Majors erano collegati a cabinets Marshal da 4x12 e 8x10.
Altri amplificatori usati nelle sessioni di "In Step" comprendono un Fender Twin del 62, un Fender Bassman 4x10 del 59, un Fender Harvard e un Magnatone.


C'erano solo pochi pedali nell'equipaggiamento degli effetti di Vaughan. Il suo effetto preferito era uno Ibanez Tube Screamer, che uso' principalmente per aumentare il suo segnale per gli assolo. I suoi altri pedali per gli effetti furono un Fuzz Face, una Octavia e un Vox wah-wah. Nello studio, uso' a volte due pedali wah-wah, un Univibe e un unita' Fender Vibratone per effetti Leslie.



Come vediamo, un setup piuttosto semplice ed eventualmente raggiungibile con una spesa non eccessiva. A mio avviso, una soluzione “semplificata” più che dignitosa potrebbe essere rappresentata da:

- un amplificatore Fender 1X15 come questo: http://www.strumentimusicali.net/produc ... ts_id/3933
- il “must”, Ibanez Tubescreamer: http://www.strumentimusicali.net/produc ... cts_id/672
- un pedale wah-wah: http://www.strumentimusicali.net/produc ... cts_id/280

Su questo, però data la mia scarsissima esperienza in materia, spero mi possano dare una mano e dire la loro anche gli utenti più preparati… Nylock, Henrix, attendo fiducioso vostre precisazioni se ho riportato delle inesattezze o scritto cose senza senso… :oops:

8)


Mauro80
 
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Messaggiodi mikeCB

Ciao a tutti! Io di Stevie conosco solo Texas Flood e l'ho visto suonare in qualche video. All'inizio del post ho visto che si diceva che Hendrix fosse la mano sinistra di Dio, Stevie la destra e Clapton tagliato fuori. Perchè? Solo perchè è inglese e non americano? Secondo me, nella musica blues, quella vera che viene dal cuore, nesseno è più o meno bravo di nessuno. Tutti ci fanno capire tramite il loro strumento come si sentono ed è per questo motivo che nel blues, come nel jazz, non sentiremo mai un assolo suonato due volte allo stesso modo. La loro peculiarità non è nella velocità di eseuzione, a quella ci arriviamo tutti con molto di esercizio, ma nel parlare col cuore attraverso la chitarra. Ciao a tutti!!


mikeCB
 
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Messaggiodi SoundOfDreams

mikeCB ha scritto:Ciao a tutti! Io di Stevie conosco solo Texas Flood e l'ho visto suonare in qualche video. All'inizio del post ho visto che si diceva che Hendrix fosse la mano sinistra di Dio, Stevie la destra e Clapton tagliato fuori. Perchè? Solo perchè è inglese e non americano? Secondo me, nella musica blues, quella vera che viene dal cuore, nesseno è più o meno bravo di nessuno. Tutti ci fanno capire tramite il loro strumento come si sentono ed è per questo motivo che nel blues, come nel jazz, non sentiremo mai un assolo suonato due volte allo stesso modo. La loro peculiarità non è nella velocità di eseuzione, a quella ci arriviamo tutti con molto di esercizio, ma nel parlare col cuore attraverso la chitarra. Ciao a tutti!!
Il tuo avagar è troppo grande.Cambialo secondo le norme scritte.
E comunque la questione jimi steve ed eric era una battuta.La nazionalità non significa nulla.


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RECENSIONE DVD "Live at Montreux"

Messaggiodi Mauro80

SRV – I VIDEO – LIVE AT MONTREUX 1982 & 1985 - PARTE I

Ho aspettato a lungo prima di decidermi a recensire questo doppio dvd, ormai consumato a forza di essere inserito e reinserito nel lettore di casa ed in quello del PC. Ha per me un significato affettivo che non si può spiegare a parole, è come per un ciclista affrontare una salita sacra come lo Stelvio o il Mont Ventoux… ecco, questo è il “mio” Stelvio.

Molti sono gli aneddoti e le storie che fanno da contorno a SRV e Montreux (e che abbiamo già visto nella biografia), vero crocevia e punto di svolta per il chitarrista texano; non è questo il caso di rispolverarle tutte, quindi ci limitiamo a recensire il dvd dal punto di vista musicale e “tecnico”.

Eccoci così al dvd 1: Montreux 1982.

Immagine

E’ il 17 luglio 1982 e i nostri, dopo avere girato gli States alla ricerca della grande occasione, giungono in Svizzera su invito del giornalista e produttore Jerry Wexler, pronti a stupire il pubblico presente con il loro rock-blues carico e tirato: i ragazzi stessi sono carichi al massimo, Stevie Ray in una sgargiante camicia tutta paillettes imbraccia la sua number one e, sigaretta in bocca e giusta dose di arroganza nello sguardo, parte con due strumentali mozzafiato, Hide away e la sensazionale Rude mood, eseguita ad una velocità veramente impressionante. Il pubblico, in una serata dedicata principalmente al blues acustico probabilmente non si attendeva un artista di questo tipo, e gli riserva un’accoglienza piuttosto fredda, in attesa di sentire il resto.

E il resto è rappresentato da due cavalli di battaglia che compariranno nel primo disco: l’indimenticabile Pride and joy, e a seguire, una Texas flood in cui SRV come al solito non risparmia una goccia di sudore, e dà tutto se stesso suonando come non ci fosse domani, con assolo interminabili, corde tirate al limite e chitarra dietro la schiena. La platea si divide in due, tra l’entusiasmo di chi apprezza e l’indignazione di chi invece dimostra sonoramente di non apprezzare affatto; è tra le grida degli scontenti che Stevie Ray annuncia il pezzo successivo, una propria creazione intitolata Love struck baby (che diventerà uno dei “classici” dell’artista).

Sempre peggio.

I fischi ed i “buuuh” di disapprovazione crescono, ed è in questo ambiente quasi paralizzante che parte la tesissima Dirty pool, altro grandioso slow blues che andrà a far parte della tracklist del primo album di SRV and Double Trouble. Un “thank you so very much” rivolto alla parte di spettatori estasiata dal sound di Stevie, e si prosegue con Give me back my wig, pezzo veramente coinvolgente suonato con il bottleneck, prima di arrivare al gran finale: cambio di chitarra, dalla consueta “number one” alla meno utilizzata “Yellow”, per un’entusiasmante versione di Collins shuffle, che ancora una volta però viene salutata da una bordata di fischi…

Si conclude così la prima esperienza del trio di Austin nel vecchio continente: partito con l’intenzione di conquistare i “fini” palati europei, il gruppo si ritrova invece a dover affrontare una vera e propria disfatta; è un peccato, perché la prestazione del 17 luglio ’82 si rivela tutt’altro che scadente, un capolavoro di rock-blues grintoso e moderno. Dopo una quarantina di minuti di esibizione, la cosa che fa più male è vedere uno Stevie Ray Vaughan palesemente deluso ed abbattuto lasciare il palco in fretta e furia… fortunatamente non tutto è come sembra, e proprio a partire da quella sera una serie di eventi porterà finalmente agli onori delle cronache i tre texani: chiudendo con le parole del bassista Tommy Shannon, “A volte quelli che appaiono come fallimenti, sono in realtà successi camuffati”.

Continua con la recensione del dvd 2: Montreux 1985.


Mauro80
 
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Messaggiodi Mr. D

Grandissimo Mauro si vede che ti piace molto SRV :wink:


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Messaggiodi Mauro80

:shock:


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Messaggiodi Dufresne

finalmente sei tornato a farti leggere...grande!!!

sto speciale su srv sta venendo una figata :-)

appena posso aggiorno sul sito... ;)


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Messaggiodi SoundOfDreams

Mamma mia... ce ne vuola a fischiare Ray però.. cacchio..


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Messaggiodi Mauro80

Ho visto che hai messo sul sito anche le recensioni dei live, delle raccolte e persino dei bootleg... un pazzo! Che lavorone!!!

Adesso me la tiro un po', quello sul setup mi sembra venuto proprio bene... 8)


Mauro80
 
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Messaggiodi Dufresne

Mauro80 ha scritto:Ho visto che hai messo sul sito anche le recensioni dei live, delle raccolte e persino dei bootleg... un pazzo! Che lavorone!!!


più che altro seguo volentieri altri pazzi della musica :) :lol:

Adesso me la tiro un po', quello sul setup mi sembra venuto proprio bene... 8)


Adesso ti ri dò l'umiltà, insomma... :-)

scherzo :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:


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Messaggiodi wladdo75

SoundOfDreams ha scritto:Mamma mia... ce ne vuola a fischiare Ray però.. cacchio..


Ti straquoto Sound....è la stessa cosa
che ho detto io appena visto il video la prima volta!!!
Solo che a differenza tua io ci ho messo anche... :twisted: :twisted: :twisted: :evil:
:evil: :twisted: :evil: :roll: :twisted: :roll: :arrow: :evil: biiiip biiip biiippppp!!! :wink:


Chitarra Da Spiaggia il LIBRO, come suonare in pochi giorni!

Ho suonato 2 anni al conservatorio... ma non mi hanno mai aperto!!
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Recensione DVD - "Live at Montreux"

Messaggiodi Mauro80

SRV - I VIDEO - LIVE AT MONTREUX 1982 & 1985 - PARTE II

L'articolo precedente terminava così: “A volte quelli che appaiono come fallimenti, sono in realtà successi camuffati”.

Questa frase ci porta direttamente al dvd 2: Montreux 1985.

Tre anni dopo la prima esperienza europea, molte cose sono cambiate per Stevie Ray Vaughan e i Double Trouble. I fondamentali incontri con Jackson Browne e David Bowie, il debutto discografico con l’album “Texas flood” del 1983 ed il successo di portata internazionale, la nascita di due successivi album in studio, l’ingresso nel gruppo del tastierista Reese Wynans, numerosi premi e attestati di stima da parte di pubblico e critica, una vita on the road che dai soli States si allarga a tutto il globo; queste le credenziali con le quali l’ex trio, ora quartetto, si presenta sul palco del Montreux Jazz Festival come headliner della serata dedicata al blues, il 15 luglio 1985.

Immagine

Il pubblico accoglie il chitarrista ed i suoi musicisti in modo decisamente diverso rispetto al concerto precedente, e i ragazzi sono tiratissimi: si parte con due pezzi strumentali, la velocissima Scuttle buttin’ apre le danze e precede le hendrixiane sonorità di Say what!. Il batterista Chris Layton è un martello, e detta un ritmo incalzante ed irrefrenabile, che poi scende di colpo per entrare in un’atmosfera più blues sulle note di Ain’t gone ‘n’ give up on love. In questo caso un montaggio dubbio ci fa assistere ad una prima parte del pezzo in cui Stevie suona la sua “number one”, mentre pochi istanti dopo (durante l’assolo centrale) ci ritroviamo ad ammirare la bianca chitarra “Charley”… si ha la sensazione di ritrovarsi di fronte ad un taglio clamoroso: montaggio audio perfetto, ma il tutto va quasi sicuramente a discapito di quello che dovrebbe essere un documento importante per disegnare i contorni della storia di SRV. In ogni caso è solo un particolare, andiamo avanti con il concerto.

Senza soste si passa al boogie della hit Pride and joy, durante la quale il tastierista Reese Wynans ha il giusto spazio per prodursi in un pirotecnico assolo ed arricchire un pezzo già di per sé entusiasmante… è quindi la volta di Mary had a little lamb, brano tratto dal repertorio di Buddy Guy che SRV interpretò in diverse occasioni, e che in questa particolare esibizione diventa un capolavoro di hard-blues durante gli assolo nei quali Stevie è a dir poco furioso.

I tre pezzi successivi vedono la partecipazione del bluesman texano Johnny Copeland: il groove di Cold shot ci fa apprezzare una bella intesa tra i due chitarristi, ma il vero momento clou arriva con un grande classico del blues, Tin pan alley. Le tonalità oscure del brano sono enfatizzate dalla negra voce del sudatissimo Copeland, e dall’intreccio di due chitarre che dapprima si muovono sul filo della tensione, spezzata in seguito dai grintosi break di Stevie Ray; tredici minuti di Blues con la B maiuscola. A chiudere la jam session, la solare Look at little sister, in cui Vaughan si prende forse un po’ troppe libertà, stravincendo il duello chitarristico con il collega/amico con un assolo ricco di vibrati ed assolutamente coinvolgente.

Altro momento culminante del concerto: cambio di chitarra, ci rifacciamo gli occhi con una meravigliosa Hamilton dalla tastiera intarsiata, il pubblico è ormai caldissimo e scatenato quando SRV annuncia soddisfatto: “This is for Jimi”. L’intro a corde stoppate dà inizio ad una storica Voodoo Child, di cui si potrebbe stare a parlare per ore: il basso finalmente decisivo di Tommy Shannon non è mai stato così determinato ed aggressivo, e sostiene saldamente il pezzo mentre Stevie dà tutto se stesso (come sempre) e agisce come un pazzo sullo switch dei pick-up, e la batteria di Chris Layton detta continui cambi di tempo che danno un ottimo dinamismo al brano.

Questo memorabile evento si chiude con l’immancabile slow blues Texas flood, ottima esecuzione strumentale come di consueto, accompagnata da una voce ruggente che mostra uno Stevie Ray Vaughan in forma dal primo all’ultimo minuto.

…a casa in fretta e furia, come nel 1982? Nemmeno per sogno: dopo avere raccolto il giusto tributo da un’audience entusiasta, è il momento di tornare sul palco per una serie di bis che comprende la struggente ballata Life without you, la strumentale Gone home e, per finire, l’accattivante funky di Couldn’t stand the weather. Purtroppo, problemi tecnici penalizzano la qualità del video e ci costringono ad assistere a questi tre pezzi da un’unica telecamera fissa… rimane comunque la testimonianza di una data che rappresenta probabilmente l’apice di una carriera ricca di successi per Stevie Ray Vaughan e i Double Trouble.

Con questa fiammeggiante performance, il chitarrista di Austin salda i conti con la sua personale storia e con il festival svizzero che, ironicamente, nonostante il fiasco iniziale valse al gruppo il primo contratto discografico e, in seguito, il grammy award del 1984 per la migliore registrazione blues tradizionale con “Texas flood”; molte cose accadranno ancora prima della scomparsa di SRV nel 1990, il tracollo e la rinascita, un album dal vivo, uno in studio con i Double Trouble ed uno con il fratello Jimmie, ma Montreux 1985 è il giusto riassunto, in circa novanta minuti, della fantastica musica di un immenso chitarrista e grande uomo.

La terza parte del post sarà dedicata al ai contenuti extra ed al commento.


Mauro80
 
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Messaggiodi Mauro80

Pride and Joy live at Montreux 1982: come si fa a fischiare un ometto così... :twisted: :twisted: :twisted:

http://www.youtube.com/watch?v=rGwvNapBMUI

Keep the blues alive... :P


Mauro80
 
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