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Tratto da www.lastampa.it
"I tempi stanno cambiando"
Dylan nelle scuole inglesi
Il grande cantante nei programmi delle medie
GIORDANO STABILE
Ai ragazzi delle scuole medie di tutte le contee del Regno Unito ora toccherà studiarlo, e magari imparare anche qualche ritornello a memoria. Più facile da ricordare, forse, delle quartine di John Keats o Samuel Taylor Coleridge e capace di sicuro di rievocare qualche emozione alla zia ex sessantottina quando le si chiederà aiuto su questo nuovo autore assunto nell’Olimpo delle antologie.
Bob Dylan autore obbligatorio nei programmi delle scuole inglesi era un evento che covava da tempo, da quando la maggioranza dei poeti «laureati» del mondo anglosassone lo aveva ammesso a pieni voti nella categoria. Ora è ufficiale, c’è la firma sul programma del ministero dell’Educazione e questo settembre si comincia. Non ci sono reazioni, per ora, dall’icona della rivoluzione libertaria degli anni Sessanta.
«I tempi stanno cambiando», cantava. E stangava subito poeti e scrittori, invitandoli a tenere gli occhi ben aperti e a non profetizzare in punta di penna. Il menestrello sapeva certo di stare facendo «poesia» ma i suoi modelli erano piuttosto quelli della ballata, genere allora ancora considerato minore, nonostante la nobile tradizione. Anche se naturalmente le sue erano ballate «topical»: politiche, impegnate.
Una di queste, il classico «The Times They Are A-Changin’» (1964), è tra i titoli dei quali gli allievi tra i 14 e i 16 anni dovranno fare l’analisi del testo. Ma ci sono anche canzoni meno universalmente conosciute come «Three Angels» e «A Hard Rain’s A-Gonna Fall» che scandagliano il lato più spirituale di Dylan e le sue raffinate referenze bibliche, con preferenza per l’Apocalisse, e ai poeti visionari dell’Ottocento. «È una grande idea farlo studiare a scuola - commenta il poeta scozzese John Burnside - riempie il gap tra tradizione orale e quella che viene definita cultura accademica o alta. Dylan è un autore capace di citare da William Blake alla Beat generation».
Spesso ci ritroviamo, anche su questo forum, a commentare testi di canzoni dicendo "sono delle poesie". Personalmente trovo molto bello e utile il progetto inglese (negli Stati Uniti fanno qualcosa nel programma di qualche università, ma non è un progetto nazionale).
Al di là della bellezza, il testo di una canzone può essere "assimilato" ad una poesia in quanto, pur non rispettandone i canoni metrici, ha comunque una sua "metrica" ed un suo ritmo, dovendo essere poi cantato sullo schema musicale di una melodia e di un accompagnamento. Non trovo quindi blasfemo definire a suo modo "poesia" il testo di una canzone.
I punti su cui vorrei il vostro parere e le vostre opinioni sono sostanzialmente questi:
1) Ritenete giusto affiancare lo studio di testi di canzoni ai poeti "classici" che si studiano a scuola?
2) Tra gli autori italiani (cantautori e parolieri), chi ritenete che potrebbe essere inserito in un programma scolastico?
3) Per esperienza personale (ma magari non è così per tutti) si è portati ad "odiare" ciò che ci viene imposto di studiare a scuola. Ritenete che ci sia il rischio di arrivare ad odiare i testi di De Andrè (tanto per citarne uno) perchè costretti a farne l'analisi e magari ad impararlo a memoria?
Fornisco intanto le mie risposte:
1) Si, perchè trovo i testi di alcuni autori delle vere e proprie forme di poesia, che nulla hanno da invidiare ai "poeti" tradizionalmente insegnati a scuola
2) Uno su tutti: De Andrè
3) Potendo poi associare il testo che ci "costringono" a studiare ad una musica che possiamo ascoltare o, nel nostro caso, imparare a suonare, non credo si corra questo rischio. Anzi, la comprensione più profonda del testo permetterebbe di conoscere e capire meglio certi autori.
Le domande che ho posto non sono chiaramente vincolanti. Ben vengano altri spunti di discussione.
