beh, visto che su questo gruppo non è stata spena nemmeno una riga, mi sto
preoccupando di raccogliere tutte le cose che conosco su di loro (e sono
davvero molte) per compilare una bella biografia del tutto completa :!:
man mano che aggiusto i pezzi, li aggiungo...per ora gustatevi gli esordi
DIRE STRAITS
L'innegabile bravura artistica di
Mark Knopfler, ha portato questo gruppo ad una popolarità estesa a livello mondiale, anche se la durata del progetto comune del gruppo non rende giustizia alla loro importanza nel rock internazionale.
I primi esperimenti dei
Dire Straits (che nascono con il nome di
Cafè Racers) sorgono nella seconda metà degli anni '70.
Mark è raggiunto a Londra dal fratello
David, il quale si unisce volentieri al gruppo
Brewer's Droop, che comprendeva già il bassista
John Illsley e il batterista
Pick Withers: proprio un amico di quest'ultimo suggerisce il nome al gruppo; si vuole sottolineare con sprezzo le “ristrettezze economiche” in cui erano i quattro componenti al momento del debutto, in quanto nessuno di loro era musicista di professione. Lo stesso
Mark Knopfler si stava laureando in letteratura inglese e giornalismo, e dovette ridimensionare le sue pretese strumentistiche (voleva una
Fender Strato di colore rosa come quella di Hank Marvin) e ricevette una
Hofner Super Solid da 50 sterline, che comunque all’epoca erano una gran cifra. La loro fama iniziò proprio in locali londinesi e di provincia, dove contrapponevano al punk-rock nascente del periodo, la loro creatività da rock and roll, i loro fraseggi blues e country impreziositi da accenni jazz; la loro modestia li portava a richiedere spesso ai gestori di abbassare il volume dei loro amplificatori, per permettere ai clienti di conversare ascoltando musica. Inoltre, quando esponevano locandine, erano poco vistosi e il loro nome conpariva con le iniziali minuscole, nella forma dIRE sTRAITS oppure dire straits.
Nel ’78 fu inciso il primo disco,
“Dire Straits”, in cui si raccoglievano gli studi fatti dal gruppo sulle canzoni scritte, musica e testi, dallo stesso
Mark; in questo album compare già la prima demo ufficiale di
“Sultans of Swing” che per molte volte era già finita in radio o sulla BBC Radio London (fu incisa per la prima volta nel Luglio del ’77). Ancora in accordo con la loro modestia scelsero di non comparire in copertina (come del resto non faranno mai), inserendo un quadro di
Chuck Loyola. Il disco non ebbe molto successo nella madrepatria, ma spopolò velocemente in Europa e U.S.A. e garantì sostanziosi incassi per il gruppo. La tracklist comprende:
Down To The Waterline,
Water Of Love,
Setting Me Up,
Six Blade Knife, Southbound Again,
Sultans Of Swing,
In The Gallery,
Wild West End,
Lions. I temi delle canzoni furono presi dalle esperienze di vita di
Mark nei suoi primi giorni a Londra e del contrasto con la vita di Newcastle dove viveva prima in compagnia della famiglia.
Sultans of swing parla di un gruppo di jazzisti londinesi che si esibiscono in un locale senza avere pretese di successo, ma solo per il piacere di fare musica: infatti essi suonano per un pubblico che nemmeno è molto interessato ad ascoltare e il gestore ha fretta di congedare il gruppo per concludere la serata. C’è anche una citazione all’artista
George Borowski: “You check out Guitar George he knows all the chords”.
Il secondo tentativo del gruppo fu
Communiqué nell’anno successivo (’79), che riuscì a replicare le qualità audio e compositive del primo album, senza però ottenere lo stesso successo con le vendite. Fu estratto un l’unico singolo dall’album,
“Lady Writer”; è un brano molto poetico nel testo, e rimanda ad una riflessione del protagonista sulla somiglianza fisica della sua compagna con una “scrittrice” e sulla delusione che questo paragone porta sul piano della personalità. Nella tracklist troviamo anche:
Once Upon a Time in the West,
News,
Where Do You Think You're Going?, Communiqué,
Lady Writer, Angel of Mercy,
Portobello Belle,
Single Handed Sailor,
Follow Me Home. Fra queste realizzazioni spicca maggiormente
“Where Do You Think You're Going?” per la qualità del suono, dell’arrangiamento e dei fraseggi tra le due chitarre.