di stadius1960
Un giorno con la mia chitarra
L’appuntamento è alle 11.00. L’occasione è il pranzo di Pasqua con i miei. Ho deciso di presentare alla famiglia il mio nuovo amore, che distoglie tempo alle frequenti telefonate alla mamma. Forse, conoscendola, capirà il cambiamento di priorità.
Entro nell’antro dove giace la mia amata. La vedo…è bella come sempre. I riflessi del sole dall’adiacente finestra le donano un bagliore mistico, angelico. Ho quasi paura a toccarla. Mi sembra di vivere un sogno, di essere un povero e comune mortale che si avvicina timoroso ad una dea, lievemente assopita nel suo giaciglio.
La sollevo, con la cura che si deve a colei che ami, godo di quel breve ma intenso abbraccio, e la ripongo nel suo regale scranno.
Il viaggio scorre in silenzio. Ma non c’è bisogno di parole. Basta uno sguardo, un furtivo cenno d’intesa, il rimirare le sue lucenti meccaniche per capire e capirci.
Arriviamo a destinazione. Il cane abbaia all’essere estraneo, ma gli basta il mio sguardo per capire che chi gli sto portando è della famiglia. E tace, e scodinzola. I miei genitori e il resto della famiglia attendono, come si conviene, all’ingresso della sala. Sono emozionato, forse agitato, ma sereno. Se piace a me, piace anche ai miei. La nostra famiglia ha sempre funzionato così.
La introduco nell’ampia sala. Si percepisce un minimo di tensione. Ma nel momento in cui lei appare, tutto si scioglie in stupore e a seguire in traslato affetto; è la mia creatura, è il mio amore, è nella mia famiglia.
Si siede con noi. Tra una portata e l’altra gli sguardi scivolano a volte furtivi a volte ammirati verso lei, che luccicante e altezzosa ostenta, ma sempre con curata misura, la consapevolezza di essere meravigliosa.
Le accarezzo le corde, le sfioro il corpo armonico e sinuoso, e il suono della sua voce si spande per l’ambiente come un canto celestiale. Ormai ha rapito tutti, e tutti chiedono solo di ascoltarla, di provare l’emozione di quel suono, di bearsi nel dorato riflesso delle sue cromature.
La giornata scorre veloce ma intensa. Ritorniamo a casa. E’ molto stanca, la mia creatura. L’abbraccio, la tengo stretta mentre salgo con attenzione i gradini. Apro la porta, accendo la più piccola luce per non disturbare il suo riposo, e con tutta la dolcezza di cui sono capace la ripongo nel suo giaciglio. La rimiro, silenzioso ed estasiato, per un’ultima volta, poi spengo la luce.
Buona notte, mia amata.